La collaborazione con il Professor Adriani del Gemelli porta vantaggi immediati, ma permette anche di ipotizzare sviluppi molto più interessanti: “Una struttura fissa al campo come riferimento per club, giocatori, famiglie e territorio”

Migliorare le performance non solo in campo, non solo nel reclutamento, ma anche nel settore della medicina sportiva. E’ l’obiettivo che si sta prefiggendo la Rugby Roma, che da un lato cerca di rendere sempre più efficiente il comparto tecnico, ma dall’altro lavora per rinforzare tutti quei settori che poi contribuiscono a far crescere il livello del club a 360 gradi. 

Il Professor Ezio Adriani

E’ questo l’obiettivo che il club si è prefisso assieme a Ezio Adriani, direttore UOC Traumatologia dello Sport e Chirurgia Articolare della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS. “Con la Rugby Roma – spiega – c’è un rapporto di consulenza come gruppo di traumatologia dello sport, ma con l’obiettivo di arrivare a una relazione più strutturata. Ovvero, al momento noi seguiamo solo la prima squadra e non abbiamo ancora la struttura logistica all’interno del campo. Che è l’obiettivo sul quale lavora e spinge la società, perché rappresenterebbe, per questo sport e ancor più per il club e il territorio che rappresenta, un notevole balzo in avanti in termini di offerta e qualità. Una sorta di ‘rugby lab‘, che porrebbe la società al livello di sport e club di primissimo livello. Avere al campo un medico specializzato in traumatologia dello sport, sarebbe un vantaggio enorme, per le diagnosi dei traumi e il loro trattamento, ma, soprattutto, in termini di prevenzione”. 

Come nel caso del lavoro fatto con la Tecnobody di Bergamo, azienda che costruisce delle macchine di riabilitazione propriocettive, macchinari molto avanzati che oltre alla riabilitazione permettono di eseguire diagnosi di eventuali deficit muscolari e neurologici attraverso l’analisi dinamica della camminata, della corsa o del gesto atletico. “Un paio di anni fa – racconta il Professor Adriani – la Rugby Roma fece con loro questi test prima dell’inizio della stagione, quindi su atleti sani, per avere poi dei riferimenti a campionato in corso al sorgere di eventuali problematiche, soprattutto di natura muscolare o tendinee, di cui spesso i rugbisti sono vittime. Sarebbe quindi ideale avere uno spazio del genere proprio nel luogo in cui la squadra si allena”. Con ricadute poi facilmente comprensibili: “Non pensate solo al rugbista, all’atleta della prima squadra, ma a tutti quelli che giocano nel club, fino ai bambini, per allargare il discorso alle loro famiglie e perché no, diventare un punto di riferimento per il territorio. Pensa a una mamma che cerca dove far giocare a rugby suo figlio e scopre che a Tor Pagnotta c’è anche un centro traumatologico… E’ una cosa che ancora non siamo riusciti a fare, ma che sarebbe enormemente utile”.

Un esempio per capire quali sono i vantaggi che una squadra potrebbe sfruttare con una struttura del genere il Professor Adriani l’ha mostrato proprio nelle ultime ore, quando la Rugby Roma gli ha spedito in vista Guillame Moroldo, reduce da un trauma che avrebbe richiesto tempi molto più lunghi solo per capire quale fosse l’origine del problema: “Aveva il ginocchio gonfio, gli abbiamo riscontrato una borsite rotulea, quindi in realtà, rispetto alle proeccupazioni, l’articolazione era integra. Quindi con una semplice puntura l’ho riconsegnato a disposizione dell’allenatore. Tutto questo, senza avere uno specialista di riferimento che si occupi di traumatologie di sport, sarebbe stato impossibile”. Perché la tempestività del’intervento, occorre ricordare, nello sport agonistico è fondamentale. E fa anche risparmiare. Per non parlare delle metodologie sempre più al passo con i tempi e sempre più in grado di ridurre i tempi di recupero da un infortunio: “Basti pensare alla terapia rigenerativa, parliamo di un mondo”, spiega Adriani. “Sembra un capitolo nuovo, anche se io lo faccio da 20 anni: si chiama ortobiologia, ovvero quella parte di ortopedia che utilizza la biologia per far guarire prima i tessuti. Si tratta di pratiche che possono però essere messe in pratica solo se l’atleta è seguito costantemente”. 

Il direttore sportivo Fabrizio Pollak

Il tema è ovviamente sul tavolo della dirigenza del club, con il vicepresidente Fabrizio Pollak che specifica: “E’ ovvio che si tratterebbe di un investimento enorme, uno sforzo che non potremmo mai coprire da soli. Sponsor e istituzioni potrebbero però comprenderne l’importanza. Andrebbero ovviamente coinvolte le istituzioni, a cominciare dal nostro Municipio di appartenenza, che potrebbe ritrovarsi con un presidio ortopedico di enorme qualità che andrebbe a servire un territorio molto vasto. E se parlo di qualità è perché Adriani rappresenta uno dei più rinomati ortopedici del mondo, un pioniere, un professionista dalla competenza indiscussa, sempre avanti rispetto ai tempi”.