Sarà la sfida con l’Anzio, in programma domenica alle 15.30 a Tor Pagnotta, a far calare il sipario anche sulla stagione della squadra cadetta della Rugby Roma, per l’ultima giornata della poule promozione del campionato di Serie C. Un campionato che ovviamente non poteva (e non doveva) avere come obiettivo quello di lottare per la Serie B, piuttosto permettere ai ragazzi guidati da Gino Rossetti, Alessandro Cioni e Gianluca Vella di accrescere il loro bagaglio di esperienza e competenze, che poi settimanalmente torna utile anche alla prima squadra, che può contare su allenamenti così più competitivi. Senza dimenticare la possibilità di andare a saggiare le qualità di qualche ragazzo interessante in grado di insidiare il gruppo della prima squadra, andando così ad allargare le opzioni a disposizione dei tecnici. Risultato raggiunto? “Non sono certo i risultati a tradurre la qualità del lavoro che siamo chiamati a fare”, specifica Rossetti. Una vittoria (con Rieti) e otto sconfitte, ma sempre proponendo progressi: “Tranne quelle con Lazio e Nuovo Salario, che ci sono superiori, nelle altre occasioni siamo stati puniti da dettagli”.

E’ proprio per questo che serve giocare e alzare il livello anche della cadetta. Diversi i ragazzi che il coach della prima squadra Daniele Montella ha fatto esordire in Serie A: il figlio d’arte Valerio Lupo (2002) e, soprattutto, Christian Siragusa (2005), l’ala che in due presenze ha messo assieme 4 mete. Ma poi anche il tallonatore Luca Padalino (classe 2000), che è anche il capitano, alla Rugby Roma dal 2011, il pilone Francesco Nini (1998), che in prima squadra aveva comunque già giocato ma nelle serie inferiori, e il centro Michele Manzi (2002), arrivato anche lui quest’anno come Siragusa da Cisterna di Latina. “Alla base del lavoro - spiega il capitano Padalino - c’è la volontà di creare un bel gruppo e di mettere a disposizione della società un bacino di giocatori che possa tornare utile anche alla prima squadra, un livello da curare magari in maniera differente rispetto alla Serie A. Lavoriamo per fare in modo che tutti possano crescere e chi resta indietro abbia gli strumenti per migliorarsi. Quando giochiamo, vogliamo esprimere un buon livello, qualunque sia la categoria. Senza negarci la possibiliutà di salire”. Per un tallonatore, ma più comunemente per un uomo di mischia, la Serie C è per definizione quella categoria dove ci si forgia nell’inferno… “Ho visto in mischia individualità molto interessanti. Certo il salto alla Serie A è grande, ma ci sono buone basi per crescere, specialmente nella poule promozione che abbiamo giocato. Penso di poter dire che il nosto è stato un bel percorso, i risultati non ci hanno premiato, ma abbiamo sempre tenuta accesa la voglia di lottare e combattere”. Ed è proprio questa la promessa di Padalino per l’ultima partita: “Venite al campo, vedrete una Rugby Roma che non mollerà mai, qualunque cosa accadrà”. 

A confermare che la seconda squadra svolge una funzione strettamente legata alle esigenze della prima, c’è anche da ricordare come il campionato di Serie C possa essere usato per dare minuti a giocatori della prima reduci da qualche infortunio: come è stato il caso di Adriano Pastore Stocchi, in campo diverse con la cadetta a inizio stagione prima di tornare in piena efficienza a disposizione di Montella. Ed è più di una curiosità, infine, ricordare che in seconda squadra gioca Edoardo Petti, classe 2003 che porta un cognome che alla Rugby Roma è storia: suo papà Massimiliano, centro e anche capitano negli anni precedenti lo scodetto del 2000, è il secondo per presenze nella storia del club in massima divisione con 277, dietro solo a Giampiero Mazzi (287). In attesa che arrivi anche il suo momento, dopo avere raccolto una ventina di presenze in seconda squadra, non si può non pensare a una tradizione che alla Rugby Roma si continua a trasmettere di padre in figlio.

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