Le categorie dei ragazzi più giovani rappresentano l'ossatura del futuro di un club. Se a dirigere l'Under 10 viene chiamato chi ha la storia della Rugby Roma nel proprio dna, trasmettere il senso di appartenenza e la tradizione del club risulta più facile. Juan Manuel Bigi è il figlio di uno dei fondatori del club banconero-verde nato nel 1930. Ad affiancare Manuel ci sarà Adriano Pastore Stocchi, già allenatore lo scorso anno degli Under 8 e giocatore della Seniores in Serie B. 

  • Cosa ti ha spinto ad accettare di affrontare la prossima stagione con con la Rugby Roma Olimpic Club 1930?

Manuel Bigi - Posso affermare che mi ha spinto ad accettare di allenare il mio dna: la Rugby Roma è stata fondata nel 1930 da un gruppo di ragazzi temerari e sognatori di cui faceva parte anche mio papà e dai loro genitori (tra cui mio nonno). Loro sono i fondatori di questo magnifico club: è come se un po' del mio dna della mia famiglia è insita nella storia di questa società. Credo che motivazione più forte di questa non possa esistere.

Adriano Pastore Stocchi - Sicuramente è stato determinante l’attaccamento a questo club. Credo nel progetto e nei buoni propositi per la stagione che verrà e spero di continuare a crescere come allenatore.

  • In quali società hai allenato in precedenza e dove sei cresciuto rugbisticamente?

MB - Ho allenato nella Appia Rugby diverse categorie, sempre e comunque giovanili: under 16, 14 e 12. Ultimamente anche Under 10. Sono molto contento di venire a crescere i piccoli dell'Under 10 alla Rugby Roma perchè è un'età in cui si cominciano a comprendere davvero i valori e i meccanismo della palla ovale. Rugbisticamente sono nato col pallone di rugby in mano visto che mio papà già giocava. Il club in cui mi sono formato in Argentina è La Tablada, di Cordova di cui ha fatto parte tutta la mia famiglia: mio fratello nel rugby e le mie 4 sorelle hanno praticato hockey su prato. Quando sono venuto in Italia, ho giocato nell'allora Rugby Roma Jaffa, in serie A.

A.P.S. - Ho iniziato la mia carriera da allenatore l’anno scorso, proprio con la Rugby Roma, società che mi ha fatto crescere in questo sport e nella vita. Proprio con questi colori ho iniziato a giocare in Under 11 presso la struttura del tre fontane e ora il cuore mi ha portato qui a Tor Pagnotta.

  • Quali sono gli obiettivi che ti poni per la prossima stagione?

MB - Circa gli obiettivi tecnici ancora non posso saperlo: prima voglio capire da dove da quale  parto rugbistica, skills indivduali e giochi di squadra. A riguardo farò due o tre allenamenti per tararli. Il mio compito sarà sicuramente trasmettere entusiasmo per questo sport meraviglioso e farli giocare senza il peso della prestazione: sbagliare non è una colpa, ma vuol dire trovare soluzioni efficaci. Se riesco a passare questo concetto, i ragazzi si divertiranno, senza la responsabilità o domandarsi cosa devono fare per non sbagliare.

A.P.S. - L’obiettivo dell’anno che verrà sicuramente sarà quello di far divertire i ragazzi e cercare di coinvolgerli sempre di più nel mondo del rugby. La mia speranza è di riuscire ad aumentare il numero di bambini che si uniranno a questo sport per amarlo e farlo crescere sempre di più.

  • Cosa ti auguri di trasmettere ai ragazzi che andrai ad allenare?

MB - Per me il rugby è un pretesto per insegnare etica e morale. I ragazzi devono diventare ottimi uomini, perchè solo se diventi una brava persona puoi diventare un ottimo rugbista. Non puoi risparmiarti dove tutti si stanno impegnando; non puoi camminare dove tutti stanno correndo. E quando cadi per terra devi imparare a rialzarti. Spero davvero di riuscire a trasmettere questo e a creare un senso di amicizia e appartenenza tra i ragazzi.

A.P.S. - Io mi auguro sempre di essere un esempio. Credo che questo sport mi abbia insegnato molto, per questo sento come compito quello di trasferire ai bambini gli insegnamenti e i valori di questo sport.

  • Cosa pensi di apportare al progetto della Rugby Roma?

MB - Questa domanda è molto difficile: non so se io apporterò qualcosa o è la Rugby Roma che ha deciso di abbracciare le mie convinzioni e i desideri di tutta la vita. Dirigenza e consiglio condividono in maniera incredibile la mia visione: la RROC esiste grazie a tanti che si sono sforzati per mantenerla in vita e vuole trasmettere questo spirito di gruppo e di seconda famiglia. Ho sempre vissuto nel mio club in Argentina e qui in Italia, ho sempre lottato per cercare di trasmettere questo senso di appartenenza.

Tra i settori più importanti di un club rugbistico, c’è ovviamente la categoria a cui accedono per la prima volta i bambini. L’under 6 è una sorta di ingresso nel mondo della palla ovale e a prendere per mano le giovani promesse della Rugby Roma Olimpic Club 1930 è stato chiamato Leonardo Iatta, giocatore della formazione seniores che milita in serie B.

  • Cosa ti ha spinto ad accettare di affrontare la prossima stagione con con la Rugby Roma Olimpic Club 1930?

Dopo i due anni passati insieme, di cui l'ultimo terminato in modo assurdo a causa della pandemia, la voglia di continuare con il progetto di rifondare e consolidare il minirugby mi sprona ad accettare l'incarico anche quest'anno.

  • In quali società hai allenato in precedenza e dove sei cresciuto rugbisticamente?

La Rugby Roma Olimpic Club 1930 è la mia casa da 11 anni, la metà dei miei: ho iniziato a giocare ed allenare con questi colori e con questo stemma cucito sul petto. E anche sulla pelle.

  • Quali sono gli obiettivi che ti poni per la prossima stagione?

Quest'anno sono stato riconfermato per i piccolissimi della Under 6. Di obiettivi tecnici con bambini così piccoli bisogna prefissarsene con il contagocce, il mio obiettivo principale è sviluppare la loro psicomotricità per dare una base per le categorie successive.

  • Cosa ti auguri di trasmettere ai ragazzi che andrai ad allenare?

Nel corso della stagione insegnerò loro i valori del rugby, l'importanza dell'aiuto reciproco e la condivisione di gioia, divertimento, dolore e lavoro; accompagnandoli nella loro crescita e formazione come bambini/e, rugbisti/e e futuri/e uomini/donne.

  • Cosa pensi di apportare al progetto della Rugby Roma?

Il progetto di riportare la RROC 1930 agli albori sia per il minirugby che per il 1º XV è ambizioso e oneroso: avere una Under 6 numerosa e coesa sarà a beneficio e pregio per il club e le categorie superiori. Spero di rispettare tutti questi obiettivi, anzi sono sicuro di riuscirci (proprio per rispettare uno degli insegnamenti più importanti tra i valori del rugby, come la determinazione).

Tra i capisaldi della nuova direzione tecnica della Rugby Roma Olimpic Club 1930 ci sarà sicuramente la considerazione degli atleti che costituiranno il futuro del club. Per questo, un'attenzione particolare è dedicata alle relazioni con gli istituti scolastici: a curare questo aspetto è stato chiamato Ernesto De Fazi, storica figura del rugby a Roma, anche lui a un passo dall'abbandonare il mondo della palla ovale. Quando un giorno ha squillato il suo cellulare... 

  • Cosa ti ha spinto ad accettare di affrontare la prossima stagione con la Rugby Roma Olimpic Club 1930?

Dopo tanti anni di attività, avevo deciso di abbandonare il mondo del rugby. Un giorno è arrivata la telefonata di Daniele Montella che allenai molti anni fa, quando era ragazzino... e mi ha fatto tornare sui miei passi. Con Daniele ho un feeling particolare, oltre ad essere figlio di un mio carissimo amico e compagno di squadra è stato allenato da me agli esordi della sua carriera da giocatore, inoltre è stato un valido aiuto nel lavoro che ho fatto presso il Comitato Regionale Laziale, quindi non potevo assolutamente rifiutare il suo invito. Inutile dire che ritornare alla Rugby Roma e essere “richiamato” da Daniele mi ha fatto immenso piacere… per questo spero davvero di essere utile alla società.

  • In quali società hai allenato in precedenza e dove sei cresciuto rugbisticamente?

Sono un rugbista di vecchia data, nato come giocatore nella Lazio Rugby ho chiuso poi la mia carriera nella Rugby Roma Olimpic di Renato Speziali. Come allenatore ho iniziato nella Lazio Rugby e poi ho fatto tutto il mio percorso professionale nell’Eur Rugby Roma prima e successivamente nella RROC allenando quasi tutte le categorie, ricoprendo anche il ruolo di responsabile tecnico per il settore giovanile. Ho poi avuto un incarico dal C.R.L per curare i rapporti tra il comitato e le scuole.

  • Quali sono gli obiettivi che ti poni per la prossima stagione?

Come obiettivo primario vorrei cercare di portare più ragazzi e ragazze possibili a praticare questo sport nel nostro club. La componente ludica sarà la base su cui puntare per coinvolgere i ragazzi e far conoscere il nostro sport, cercando di creare un vivaio numericamente importante da cui ricavare i giocatori di domani.

  • Cosa ti auguri di trasmettere ai ragazzi che andrai ad allenare?

Il mio compito sarà quello di coordinare le attività da svolgere nelle scuole, quindi cercherò di supportare e consigliare  i nostri educatori che andranno a lavorare con gli alunni, evidenziando l’importanza della giusta alchimia tra gioco e sport. Gli alunni dovranno divertirsi ma dovranno anche acquisire le basi per poter praticare il nostro sport in sicurezza e con i fondamentali di base.

  • Cosa pensi di apportare al progetto della Rugby Roma?

Sono stato allenatore e docente di Educazione Fisica nella scuola per più di 40 anni, conosco bene il mondo del rugby ed il mondo della scuola e spero che la mia esperienza si rivelerà utile per far crescere il numero dei praticanti ed avvicinare anche i genitori alla vita del circolo e quindi del Rugby.

1-    Cosa ti ha spinto ad accettare di affrontare la prossima stagione con con la Rugby Roma Olimpic Club 1930?

Con la prossima stagione entrerò nell'ottavo anno consecutivo di presenza nei quadri tecnici della società. Posso affermare con orgoglio e soddisfazione di aver affrontato e vissuto tutto il periodo delle difficoltà, ho visto crescere e contribuito alla crescita di gran parte dei ragazzi tuttora presenti sul campo. Per questo sono ben felice di continuare a dare il mio piccolo ed umile contributo.

2-    In quali società hai allenato in precedenza e dove sei cresciuto rugbisticamente?

Sono nato rugbisticamente a 10 anni (all'epoca eravamo definiti "aquilotti") con il Colleferro, grazie a mio padre che allenava la prima squadra in serie B. Poi ho continuato con il CUS Roma, con cui ho vinto il campionato nazionale U.17, entrando a far parte delle nazionali minori. Ho disputato due finali Under 19 consecutive con il Cus Roma per poi partecipare con la prima squadra nella fase della promozione per la Serie A1. Dal CUS Roma sono passato alle Fiamme Oro con cui ho condiviso varie promozioni dalla C alla B, dalla B alla A2 e dalla A2 alla A1 ,avvenuta nel 1996-97- La stagione successiva, fui il capitano delle Fiamme Oro e venni eletto miglior giocatore della Serie A. Come tecnico, invece, ho allenato varie squadre di diverse società in diverse categorie: le giovanili della LazioePrimavera, della Primavera Roma, della Portaportese Rugby Roma 2000, Lazio U.18, Lazio Rugby U.23, Torvaianica Serie C, fino all’attuale società.

3-    Quali sono gli obiettivi che ti poni per la prossima stagione e cosa ti auguri di trasmettere ai ragazzi che andrai ad allenare?

Contribuire insieme a tutto lo Staff tecnico, quindi con un lavoro comune ed esperienze condivise, alla crescita del Club non solo a livello locale ma nel panorama nazionale ed alla crescita dei ragazzi nel rispetto degli immensi valori del rugby.

Cosa ti ha spinto ad accettare di affrontare la prossima stagione con la Rugby Roma Olimpic Club 1930?

Alla base della mia decisione c'è sicuramente la volontà nel proseguimento del percorso intrapreso da diversi anni con soddisfazione e ottimi rapporti personali ormai consolidati con tutto l'ambiente. 

In quali società hai allenato in precedenza?

Tutto ebbe inizio al Frascati con la serie A femminile. Successivamente... sempre e solo Rugby Roma Olimpic Club1930.

Quali sono gli obiettivi che ti poni per la prossima stagione?

Vorrei davvero che tutti gli atleti raggiungesserouno stato forma adeguato per essere a disposizione del tecnico e della squadra di cui fanno parte in maniera ottimale. 

Cosa ti auguri di trasmettere ai ragazzi che andrai ad allenare?

Mi auguro di tramandare loro gli stessi valori che caratterizzano il rugby: l'impegno, la costanza nel perseguire l'obbiettivo anche nei momenti difficili, attraverso la massima serietà con il sorriso sul volto e un alto senso di appartenenza. 

Cosa pensi di apportare al progetto della Rugby Roma?

Anzitutto molta professionalità che metterò in pratica con continui aggiornamenti e una buona dose di estrema volontà che caratterizza le donne difronte ad un obbiettivo.

 

  Cosa ti ha spinto ad accettare di affrontare la prossima stagione con con la Rugby Roma Olimpic Club 1930?

Questa è la settima stagione che faccio parte di questa società, ormai mi sento legato all’ambiente, alla storia e ai ragazzi che ne fanno parte. Per questo, tra i motivi che mi hanno spinto a continuare, c’è sicuramente quello di rimanere in un club che sento mio. 

2-    In quali società hai allenato in precedenza e dove sei cresciuto rugbisticamente?

Mi accingo a disputare la mia ventitreesima stagione da allenatore: in precedenza allenato Fiamme Oro e ho allenato il Segni. Successivamente ho allenato il Colleferro, la Primavera, per approdare al CUS Roma. Poi ancora Viterbo, Urbe Roma e infine anche la Lazio. Sono tanti anni che alleno, ho fatto tutte le categorie dalla Serie A alla serie C, passando per il settore giovanile e anche il rugby femminile. Come atleta invece sono cresciuto a Benevento in quanto sono originario di quella provincia, e ho giocato fino all'età di 25 anni nel Benevento; poi fino a 32 con le Fiamme Oro. 

3-    Quali sono gli obiettivi che ti poni per la prossima stagione?

Gli obiettivi che mi pongo per la prossima stagione sono soprattutto migliorare anzitutto me stesso: successivamente mi auguro di trasmettere a tutto il gruppo di ragazzi  che dirigerò le conoscenze in mio possesso per farli crescere dal punto di vista sia tecnico e sia anche dal punto di vista umano. Ritengo che l’aspetto umano sia importante perché il rugby ha dei valori che possono servire molto nella vita di tutti i giorni Il prossimo, sarà il mio quarantasettesimo anno che sarò su un campo da rugby ed quello che vorrò trasmettere sono quei valori di educazione di rispetto che sono poi fondamentali. 

4-    Cosa ti auguri di trasmettere ai ragazzi che andrai ad allenare?

Voglio apportare alla Rugby Roma sicuramente molta esperienza, molta voglia di fare molta voglia di partecipare: per me il rugby è anzitutto partecipazione e inclusione.

 

 

Una figura essenziale per una squadra di rugby è certamente il preparatore atletico: per questo la Rugby Roma Olimpic Club ha deciso di puntare su una figura valida con molta esperienza come quella di Alessandro Roppo. Non solo rugby, Alessandro – che ha lavorato con Daniele Montella per 5 anni alla Primavera – è anche Preparatore fisico Federale Scherma, Preparatore Fisico Federale FIR, Tecnico di Atletica Paralimpica FISPES, Istruttore di Atletica Leggera. Anche per Alessandro – che insieme a Montella raggiunse un secondo posto con il Colleferro in serie B dopo la penalizzazione di ben 8 punti – si tratta di un ritorno a casa dal momento che è nato e cresciuto sportivamente nella Rugby Roma.

1-    Cosa ti ha spinto ad accettare di affrontare la prossima stagione con la Rugby Roma Olimpic Club 1930?

Negli ultimi 3 anni mi hanno contattato vari club che ringrazio per la fiducia: quando però ho posto loro 2 semplici domande, non ho avuto le risposte sperate, trovandomi a dover declinare l’invito. Poi, quando, mi ha chiamato Daniele è stato l’unico ad aver reagito come speravo e come mi aspettavo. La conferma alle mie sensazioni l’ho avuta nella stretta di mano con il Direttore Sportivo della Rugby Roma Olimpic Club 1930. Posso dire di conoscere il resto della famiglia bianconero-verde dagli anni ‘90 e i loro sguardi non sono cambiati da allora: tanto è bastato! 

2-    In quali società hai allenato in precedenza e dove sei cresciuto rugbisticamente?

Nel rugby ho allenato Colleferro e Primavera (con Daniele) ed ho fatto parte della struttura tecnica del Comitato Regionale, oltre a preparare individualmente giocatori che ho avuto modo di allenare in passato nelle squadre in cui ho lavorato. Rugbisticamente sono nato e cresciuto nella Rugby Roma, salvo due esperienze in altre squadre il 1° anno in uscita dalle giovanili e al ritorno dopo 5 anni di stop forzato a causa di un incidente. Per me è un graditissimo ritorno. 

3-    Quali sono gli obiettivi che ti poni per la prossima stagione?

L’obiettivo è tirare fuori il massimo possibile dai ragazzi, fargli acquisire una confidenza ferrea nelle proprie potenzialità per non porsi limiti! Oltre, ovviamente, uno sviluppo atletico continuo ed evolutivo.

4-    Cosa ti auguri di trasmettere ai ragazzi che andrai ad allenare? (dal punto di vista di formazione umana)

Stimoli motivanti e la giusta attitudine mentale alla base di ogni traguardo, ma anche la consapevolezza che la vera impronta che si deve lasciare, specie in uno sport di squadra, è quella di riuscire a rendere migliori i propri compagni e non solo se stessi. Tutti abbiamo da imparare l’uno dall’altro. Se si riesce a comprendere appieno questo si diventa un unico complesso sinergico (e non la mera sommatoria di individualità) capace di avanzare inesorabilmente oltre i propri limiti e nello sport è fondamentale. Lavorando in varie discipline sportive, ho potuto osservare in campioni di altissimo livello alcuni tratti comuni a tutti, in ogni momento, sia durante gli allenamenti e gare che nella vita oltre lo sport: la mentalità, la consapevolezza che la fatica non è mai sprecata e soprattutto che non si molla mai. E se dovessi trasmettere questo sarei soddisfatto.

5-    Cosa pensi di apportare al progetto della Rugby Roma?

Vorrei riuscire a dare il contributo che non ho avuto modo di versare in campo quando, ai miei tempi, fui costretto ad interrompere forzatamente la mia crescita rugbistica. La voglia è quella di fornire, nel mio piccolo, il giusto apporto perché la Rugby Roma torni laddove deve essere.

Tra i ritorni più attesi c’è sicuramente quello di Giuliano Sinisi, cresciuto nelle giovanili della Rugby Roma Olimpic Club, società con la quale ha chiuso la carriera festeggiando la promozione in serie B quattro anni fa, dopo la “rifondazione”. A un passo dal chiudere con il mondo della palla ovale, Giuliano ci racconta il richiamo che lo ha spinto a tornare nella Rugby Roma, dopo le esperienze in diversi club sia da giocatore che come allenatore. La sua presenza – che lo vedrà nel ruolo di responsabile per la formazione Under 18 – contribuirà sicuramente a trasmettere l’attaccamento ai colori e la passione che da 90 anni anima la RROC 1930. 

1-        Cosa ti ha spinto a tornare con la Rugby Roma Olimpic Club 1930?

È stata decisiva la chiamata di Daniele Montella e la proposta di collaborare con lui. Nell’ultimo periodo avevo valutato seriamente di abbandonare il mondo del rugby per una serie di delusioni personali. La sua richiesta invece è stata un richiamo che non potevo ignorare dal momento che con lui conquistai titolo nazionale Under 19 nel 1992 e – dopo essere rimasti in contatto tutto questo tempo – posso dire di condividere con lui la stessa visione del rugby e della crescita di un club. 

2-        Parlaci della tua carriera rugbistica

Rugbisticamente sono nato nella Rugby Roma per poi militare in diversi club come giocatore. A livello tecnico, invece, ho cominciato con le giovanili della Porta Portese quando ancora facevano parte della Rugby Roma. In seguito ho avuto esperienze anche in qualche formazione Senior, tra cui il Colleferro con Montella o con la seconda squadra della Rugby Roma due anni fa e mi fa piacere incontrare nuovamente a Tor Pagnotta alcuni ragazzi che ho allenato allora. 

3- Cosa ti auguri di trasmettere ai ragazzi che andrai ad allenare?

Mi auguro di condividere la passione e l’entusiasmo vissuti negli anni delle giovanili, quando raggiungemmo traguardi molto importanti. Inoltre, spero di trasmettere quelli che sono per me i valori di questo sport come il collettivo e lo spirito di sacrificio, ovvero giocare per mettersi a disposizione dei propri compagni di squadra.

Anagraficamente molto giovane, Simone D’Annunzio già vanta una discreta esperienza anche nel top del rugby italiano: dopo aver lavorato per 4 anni in Top12, sempre al fianco di Montella, il prossimo anno svolgerà il ruolo di assistente del 1° XV seniores bianconero-verde.

 

1-  Cosa ti ha spinto ad accettare di affrontare la prossima stagione con con la Rugby Roma Olimpic Club 1930?

Quando mi è stato proposto di affrontare una stagione con un club storico di Roma ero davvero entusiasta. Ritengo che per me si sia presentata la sfida giusta e ambiziosa, in un club di cui avevo già una grande stima per la dedizione al lavoro e per la progressione nel corso del tempo. Vedo tante opportunità in questa nuova sfida, sia personali sia per il club. Per me dopo anni di formazione e di crescita è il momento di mettermi in gioco e nel progetto del Club ci sono tutti i presupposti per farlo.

 

2-  In quali società hai allenato in precedenza e dove sei cresciuto rugbisticamente?

La mia storia rugbistica è varia perché ho giocato in diverse società, in primis Civita Castellana e Cus Roma (ai tempi della collaborazione tra i due club); poi Civitavecchia e Viterbo per poi tornare a Roma sempre con il Cus in serie A. Infine, ho trascorso un lungo periodo con la Lazio Rugby.  Come allenatore invece ho iniziato ad allenare da giovanissimo, parallelamente all’inizio del percorso di studi universitari in Scienze motorie. Alla Lazio ho avuto la mia crescita professionale maggiore: sono partito dal minirugby, passato per le juniores, fino a  3 stagioni da assistent coach e video analyst del Top 12.

 

3-    Quali sono gli obiettivi che ti poni per la prossima stagione?

Mi sono posto l’obiettivo di riportare la mia esperienza di allenatore ai ragazzi, di metterli sempre al centro della mia attenzione per quanto riguarda miglioramenti individuali e collettivi. Sono convinto che ogni giocatore - se stimolato nel giusto modo - può migliorarsi (ed essere motivato a farlo) e può prendere consapevolezza delle proprie abilità, così da risultare un giocatore più forte sia tecnicamente che mentalmente.

 

4-    Cosa ti auguri di trasmettere ai ragazzi che andrai ad allenare?

Spero anzitutto di trasmettergli la passione che ho per questo sport, che mi ha spinto sempre a mettermi in gioco e a superare qualsiasi sfida. Per me il rugby è uno sport vero: più dai a lui, più ti torna qualcosa indietro, soprattutto a livello umano. Al momento sono già certo che comunque uscirò arricchito anche io perché saranno i ragazzi a trasmettere a me quelle sensazioni bellissime e quei valori che questo sport ci dà, soprattutto per quanto riguarda l’appartenenza ad un club.

 

5-    Cosa pensi di apportare al progetto della Rugby Roma? 

Mi auguro di dare il mio contributo attivo per lo sviluppo del progetto, offrendo nuove idee, nuovi punti di vista che possano far crescere l’ambiente sportivo ed i ragazzi. Tutto arricchito da un grande entusiasmo e dedizione al lavoro che ho e che voglio assolutamente trasmettere al club e agli atleti.

 

La nuova stagione si preannuncia affascinante, tra importanti arrivi, interessanti ritorni e alcune conferme. Scopriamo insieme quali.

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