Con l’Italia in lockdown i problemi sociali si moltiplicano e si amplificano, soprattutto tra i giovani. Non solo imprenditori e lavoratori vedono a rischio il proprio mestiere a cui hanno dedicato la propria vita, ma ci sono anche troppi ragazzi e ragazze che cercano di ingannare il tempo senza poter stare a contatto coi propri amici come prima.

L’emergenza pandemica, non solo in Italia, ha purtroppo posto un freno importante a tutte le attività sportive. Di fronte a questa situazione le varie società hanno cercato di ristrutturarsi per offrire un servizio adeguato. Se già precedentemente lo sport non veniva sostenuto dalle istituzioni, con le attuali restrizioni si assiste purtroppo a un maggior allontanamento dai centri sportivi. Come Rugby Roma, invece, abbiamo registrato un incremento di nuovi atleti – soprattutto tra i più giovani – grazie a un’attenta programmazione che ha tenuto conto delle varie disposizioni governative, seguendo le direttive arrivate dalla Federazione Italiana Rugby.

Purtroppo, però, il quadro a livello mondiale è preoccupante: l’emergenza pandemica sta provocando un’altra emergenza. Tra i giovani, infatti, “aumentano gli episodi di autolesionismo o in alcuni casi di tentativi di suicidio tra bimbi ed adolescenti. Un fenomeno in crescita in quest’epoca di pandemia, di pari passo all’aumento dei ricoveri nel reparto di Neuropsichiatria dell’ospedale Bambino Gesù di Roma”. A livello globale, inoltre, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, i suicidi si collocano al secondo posto tra le cause di morte nella fascia d’età 15-29 anni. Seconda causa di morte anche per i giovani italiani dai 15 ai 24 anni. Sui 4.000 suicidi l’anno registrati nel nostro paese, riferisce ISTAT, oltre il 5% è compiuto da ragazzi sotto i 24 anni”.

A lanciare l’allarme, tramite La Repubblica, è Stefano Vicari,, primario dell’unità operativa complessa di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza del nosocomio pediatrico romano. Per lui “è anche a causa del Covid-19 e di questo periodo (con o senza lockdown) se sono aumentati atti autolesionistici e suicidari che hanno segnato una crescita di disturbi mentali sia nei ragazzi che nei bambini: irritabilità, ansia, sonno disturbato”.

E ancora: “C’è un’altra fetta nel mondo di giovani che si chiudono sempre di più dentro casa, dentro la stanza, che trascorrono ore ai videogiochi senza nessun interesse sociale. Che vivono l’inutilità della relazione e confinano sempre più questo mondo ai tablet o agli strumenti tecnologici. Finita l’emergenza sarà molto difficile farli uscire di casa. È li che trovano rassicurazione. È lì che gli si rinforza il sintomo di una fobia sociale che spesso si accompagna a forme più o meno acute di depressione”.

A tutto questo, dunque, la risposta più sicura è certamente lo sport. Il rugby, nel nostro caso, come tante altre attività, non è solo ed esclusivamente agonismo, non si tratta solo di vincere o perdere una gara. Si tratta di preparare quella gara attraverso gli allenamenti da svolgere durante la settimana; si deve organizzare la borsa con il materiale, incontrarsi con altri atleti che quasi sicuramente diventeranno anche ottimi amici nella vita e con i quali si divide uno scopo e soprattutto il sacrificio dello sforzo fisico nell’allenamento. Chi pratica rugby – come qualsiasi altro sport – non ha tempo di annoiarsi, ma ha tutta una vita per divertirsi.

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