Le categorie dei ragazzi più giovani rappresentano l'ossatura del futuro di un club. Se a dirigere l'Under 10 viene chiamato chi ha la storia della Rugby Roma nel proprio dna, trasmettere il senso di appartenenza e la tradizione del club risulta più facile. Juan Manuel Bigi è il figlio di uno dei fondatori del club banconero-verde nato nel 1930. Ad affiancare Manuel ci sarà Smone Bucchia, ex giocatore della Rugby Roma e con un passato nell'atletica leggera e

  • Cosa ti ha spinto ad accettare di affrontare la prossima stagione con con la Rugby Roma Olimpic Club 1930?

Manuel Bigi - Posso affermare che mi ha spinto ad accettare di allenare il mio dna: la Rugby Roma è stata fondata nel 1930 da un gruppo di ragazzi temerari e sognatori di cui faceva parte anche mio papà e dai loro genitori (tra cui mio nonno). Loro sono i fondatori di questo magnifico club: è come se un po' del mio dna della mia famiglia è insita nella storia di questa società. Credo che motivazione più forte di questa non possa esistere.

Simone Bucchia - E' bastata una chiamata di Daniele Montella, mi ha chiesto di partecipare a questo progetto, di getto mi sono sentito di accettare.

  • In quali società hai allenato in precedenza e dove sei cresciuto rugbisticamente?

MB - Ho allenato nella Appia Rugby diverse categorie, sempre e comunque giovanili: under 16, 14 e 12. Ultimamente anche Under 10. Sono molto contento di venire a crescere i piccoli dell'Under 10 alla Rugby Roma perchè è un'età in cui si cominciano a comprendere davvero i valori e i meccanismo della palla ovale. Rugbisticamente sono nato col pallone di rugby in mano visto che mio papà già giocava. Il club in cui mi sono formato in Argentina è La Tablada, di Cordova di cui ha fatto parte tutta la mia famiglia: mio fratello nel rugby e le mie 4 sorelle hanno praticato hockey su prato. Quando sono venuto in Italia, ho giocato nell'allora Rugby Roma Jaffa, in serie A.

SB - E' la prima mia esperienza nel mondo del rugby. Prima d'ora ho lavorato nell'atletica leggere e pallamano. Conosco e sono attaccato al rugby perché mi sono avvicinato a questa mondo come giocatore prima della Rugby Roma e poi della Portaportese. 

  • Quali sono gli obiettivi che ti poni per la prossima stagione?

MB - Circa gli obiettivi tecnici ancora non posso saperlo: prima voglio capire da dove da quale  parto rugbistica, skills indivduali e giochi di squadra. A riguardo farò due o tre allenamenti per tararli. Il mio compito sarà sicuramente trasmettere entusiasmo per questo sport meraviglioso e farli giocare senza il peso della prestazione: sbagliare non è una colpa, ma vuol dire trovare soluzioni efficaci. Se riesco a passare questo concetto, i ragazzi si divertiranno, senza la responsabilità o domandarsi cosa devono fare per non sbagliare.

SB - In questi giorni ho cercato ciò che di nuovo potrei apportare nel minirugby e di getto mi viene da pensare alla multilateralità: sembra un parolone che nasconde chissà quali astrusi ragionamenti. In realtà è puro e semplice "divertimento".

  • Cosa ti auguri di trasmettere ai ragazzi che andrai ad allenare?

MB - Per me il rugby è un pretesto per insegnare etica e morale. I ragazzi devono diventare ottimi uomini, perchè solo se diventi una brava persona puoi diventare un ottimo rugbista. Non puoi risparmiarti dove tutti si stanno impegnando; non puoi camminare dove tutti stanno correndo. E quando cadi per terra devi imparare a rialzarti. Spero davvero di riuscire a trasmettere questo e a creare un senso di amicizia e appartenenza tra i ragazzi.

SB - Facile: il piacere di stare in un gruppo che condivide momenti unici in campo e fuori.

  • Cosa pensi di apportare al progetto della Rugby Roma?

MB - Questa domanda è molto difficile: non so se io apporterò qualcosa o è la Rugby Roma che ha deciso di abbracciare le mie convinzioni e i desideri di tutta la vita. Dirigenza e consiglio condividono in maniera incredibile la mia visione: la RROC esiste grazie a tanti che si sono sforzati per mantenerla in vita e vuole trasmettere questo spirito di gruppo e di seconda famiglia. Ho sempre vissuto nel mio club in Argentina e qui in Italia, ho sempre lottato per cercare di trasmettere questo senso di appartenenza.

SB - Lavorando nella scuola il sogno e' quello di fare conoscere a più adolescenti possibile questo sport.

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