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Intervista a Fabio Gargiullo
Articolo ed intervista di Raul Leoni del Corriere dello Sport.
ROMA - Come entrare nella macchina del tempo. Come ripercorrere le anse della memoria lasciando tracimare i ricordi. Bastano pochi minuti e si capisce perché il presidente Paolo Abbondanza, la Rugby Roma del presente e del futuro, abbia affidato a Fabio Gargiullo, la Rugby Roma di un passato prossimo e dell’epoca romantica, il compito di gran tessitore nella ricorrenza degli 80 anni bianconeri.
TESTIMONE - Fabio Gargiullo, giocatore e presidente: di più, figlio di un giocatore e presidente a sua volta, Franco Maria. E legato all’oggi da un nipote, Nicola Leonardi, che della Futura Park è capitano: «E’ la magia del rugby, lo sport che più di ogni altro trae forza dalla tradizione». Non è stato facile tenere il filo della storia, innumerevoli generazioni di sportivi e modelli di umanità: e stasera, 80 anni dopo quel 21 ottobre 1930, saranno ancora in tanti a ritrovarsi. Ma in troppi non ci sono più e allora meglio affidarsi al flash back: «Ho conosciuto Buby Farinelli, il grande capitano, anche in veste di tecnico, ma Umbertone Silvestri era un personaggio a tutto tondo. Pendevamo dalle sue labbra per i racconti, episodi di rugby ed anche le imprese olimpiche. Per non parlare degli stornelli romaneschi».
Storie d’amicizia, nate quando le trasferte si facevano con biglietti di terza classe e panini alla stazione. La Rugby Roma che Fabio Gargiullo, nato nel 1950, ha vissuto in prima persona è quella di Rick Greenwood: «Prima di lui giocavamo in maniera naif, più con iniziative personali che come squadra». Quella Roma non vinse scudetti, come la generazione precedente dei Farinelli, dei Rosi, dei Gabrielli: ma pose le basi di un rugby evoluto. Greenwood, che pure era stato terza centro e capitano dell’Inghilterra, non trattava quel gruppo con la supponenza di chi sa: «Ci trasmise entusiasmo e principi tattici: sapevamo interpretare schemi mai visti nel nostro campionato». Non bastò per vincere, ma il vate inglese - osmosi dell’ovale - finì per romanizzarsi: il figlio Will, centro dei campioni del mondo 2003, mosse i primi passi sui campi della Capitale e Rick non ha voluto saperne di mancare alle celebrazioni del club bianconero.
Non ci sarà invece Roy Bish, un altro che segnò un’epoca: «Più anglosassone nei modi, più distaccato di Greenwood: gallese dalcarattere duro, ma signorile» . E’ scomparso da qualche mese, resterà nel ricordo di molti.
ALTALENA - Tanti campioni, qualche fuoriclasse: ma si dovette attendere l’era-Speziali per riportare lo scudetto a Roma. E subitodopo, il baratro: «La molla era la passione, mentre invece si trattava di uno sport che flirtava col professionismo, vero o presunto». Non fu facile l’anno della presidenza di Fabio Gargiullo: «Feci affidamento sulla coscienza dei giocatori e salvai il club dal fallimento, pagando anche in proprio». Poteva essere la fine di tutto e lui, per una maglia che sentiva ancora sulla pelle, non volle piegarsi: riuscì a placcare il destino.
A rovesciare il corso degli eventi ci ha pensato poi l’ingegner Abbondanza, con il ritorno in Eccellenza. Ed è per questo che oggi si ritroveranno ancora, come usavano i vecchi bianconeri ogni 23 dicembre, per fare - dicevano loro - il “Natale per i c... nostri”.
Che fossero in tre o in quaranta, non faceva differenza. Stavolta saranno tanti di più.
Raul Leoni/Infopress |